Come noto il plurale in -cc (scritto anche -gg) si trova perfettamente diffuso in lingua bergamasca, senza particolari eccezioni; per cui tutti i sostantivi maschili in uscita -t, -tt, e -d al singolare, vengono -cc al plurale.
Questo fenomeno è a poco a poco svanito nel milanese contemporaneo, ma è sicuramente una caratteristica presente in letteratura. La recuperiamo, per la sua restaurazione e valorizzazione, e la analizziamo brevemente.
A differenza del bergamasco, nel milanese questo tipo di plurale è di utilizzo assai ristretto. Viene utilizzato infatti soltanto negli aggettivi e non nei sostantivi.
Nello specifico, abbiamo due casi:
Singolare
Tutt, tutta
Tant, tanta
Plurale
Tucc / tutt(i)*
Tanc(i)** / tant(i)
* la -i finale può essere introdotta od omessa per eufonia. La forma scevra è la norma.
** tradizionalmente con una sola -c finale, ma è tollerabile la versione -cc ; lo stesso applicasi dunque al bergamasco, posto che la -g o -c singola dev'essere sempre a riflesso di una -t singola. Ossia, se il singolare ha due -tt, ritieniamo di obbligo la doppia -cc (per cui: tutt, tucc ; tant, tanc). Ricordiamo che tutte le parole che finiscono -c e -g dura (es. anch, lagh) hanno sempre la -h finale obbligatoria, confermando che senza la -h sono da leggersi morbide.
Repetita iuvant, nei sostantivi questo fenomeno non avviene.
Per cui, in bergamasco: i mercangg / i mercancc ; in milanese: i mercant
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