La lettera H in lingua milanese e bergamasca svolge due ruoli fondamentali.
Dal punto di visto fonetico semplice è completamente muta, così come in italiano.
Il primo ruolo, il più importante, è come segnale fonetico di “stop”, ovverosia dopo una consonante o gruppo consonantico ci indica che tutto ciò che segue, sia esso vocale o consonante, non altera la pronuncia della prima. Questo è più facile da esemplificare che a dirsi ed è sostanzialmente identico all’italiano, con alcune minime differenze.
Esempi: chell lì, el lagh, ol shciettì
La differenza con l’italiano riguarda il secondo esempio, ossia in finale di parola. A differenza dell’italiano, per mantenere il suono duro della G e della C, è da segnalarsi con la -h finale.
Infatti, abbiamo leg * (leggere), tanc (tanti), e così via, ove la pronuncia è morbida in finale.
Il terzo caso è particolare e non è di utilizzo obbligatorio. Si tratta di indicare che la -s non viene modificata in pronuncia da quanto segue. Tradizionalmente si è optato per l’apostrofo: s’ciett, s’cenna, s’giaff, e così via.
Il secondo ruolo di questa lettera muta è prettamente slegato dal diacritico "fonetico" ed è diacritico "puro", ossia ci serve per distinguere una parola da un’altra che altrimenti sarebbero indistinguibili.
Il caso più comune riguarda alcune voci del verbo avere, in maniera similare all’italiano, ma ci sono alcuni altri casi. Diamo di seguto gli esempi più comuni.
Lor hin **(essi sono), per distinguere da “in” preposizione. A la matina lor hin in giesa, quej alter hin in del bosch.
Lu el g’ha *** (lui ha), lor g’han o g'hann (essi hanno), speculari all’italiano, per distinguere da “a” preposizione ed "an" (il luogo anatomico) ed “ann (anno).
Casi particolari:
Lu el g’heva, lu ‘l g’hiva, lu ‘l g’hìa (lui aveva)
Quanto sopra ci serve per distinguere dal verbo essere che utilizza in certi dialetti la stessa forma, ossia lu l’eva, lu l'iva, lu l'ìa (lui era)
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* anche legg (contemporaneo) e lesg (primo moderno). Probabilmente tutte le -g singole finali nel Cinquecento venivano in -sg
** anche lor hinn
*** La grammatica del Beretta preferisce utilizzare gh' anche laddove segue un verbo in h- iniziale: lu el gh'ha