Come noto il plurale in -i si trova perfettamente diffuso in lingua bergamasca, senza particolari eccezioni; per cui tutti i sostantivi maschili in uscita -l o -ll al singolare, vengono -i (o -ì / -ij) al plurale.
Questo fenomeno si è a poco a poco affievolito nel milanese contemporaneo, soprattutto nell'uso dotto, ma è sicuramente una caratteristica
presente in letteratura. La recuperiamo, per la sua restaurazione e
valorizzazione, e la analizziamo brevemente.
A differenza del
bergamasco, nel milanese questo tipo di plurale è di utilizzo un poco più ristretto. Viene utilizzato solitamente solo laddove si ha -ll (doppia L) finale, in questo caso il plurale dovrebbe essere sempre in -i. Mentre laddove troviamo una -l singola, il plurale rimane invariato. Tuttavia anche per la -l singola si attestano plurali in -i milanese, quindi la regola non è ferrea.
Abbiamo infine alcuni casi fuori norma: citiamo l'arcaico, per il milanese, "el fioeu, i fioeuj" (equivalente al bergamasco "ol fioeul, i fioeui"), che oggi viene "el fioeu, i fioeu".
Dunque, abbiamo:
1) L singola
l'è piasevol (piasévol) N.B. arc. piasevel o piasever (piasével), invariato al plurale
hin piasevol (piasévol) in milanese; i è piasevoi (piasévoi) in bergamasco
l'angiol (arc. angel o anger), l'angel in bergamasco
i angiol (arc. i angel o i anger) in milanese; i angei in bergamasco
l'animal, i animai (sia milanese che bergamasco), o i animal (milanese)
o anche:
el campanil (campanìl), ol campanil in bergamasco
i campanil (milanese), i campanì (o campanij) in bergamasco
2) L doppia
el bell
i bej (o bèi)
e:
el porscell, ol porsèl
i porscej (o porscèi), i porsèi
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